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What’s up

12

Mar
2015

2 Comments

In What's up

By simona

Dimmi come commenti e ti dirò chi sei (o ti bannerò)

On 12, Mar 2015 | 2 Comments | In What's up | By simona

original

Il mondo dei social media è parte integrante della mia vita. Sarà brutto da dire, ma è la pure e semplice verità. Ogni mattina apro Facebook, leggo status, guardo video, condivido e commento. E proprio i commenti sono i protagonisti di questo post che ho snocciolato stamattina mentre bevevo il primo e unico abbondantissimo caffè della giornata.

Partendo dal presupposto che Facebook è senza dubbio il social che frequento di più, ho stilato un breve elenco delle tipologie di commentatori (al maschile per comodità, ma è unisex) che più di altri popolano la mia bacheca e interagiscono con me (se chi legge cerca di riconoscersi, non è detto che ci riesca: ho volutamente citato solo le categorie più… emblematiche):

Il presenzialista: è quello che s’intromette in qualsiasi conversazione e riesce ad essere sempre fuori luogo con un’abilità sovrumana. Ogni volta che leggi un suo commento senti la necessità di spiegargli che si stava parlando di tutt’altro, ma alla sesta volta ci rinunci e lo abbandoni al suo monologo solitario. È lo stesso tipo di accondiscendenza che concedi ai matti.

Il re dell’off topic: non ce la fa a rispettare il tema, nemmeno dopo che decine di persone si sono impegnate ad argomentare, rispondere, riflettere e dare la loro opinione sullo status in questione. Lui deve parlare d’altro, perché si è appena ricordato che deve dirti una cosa e vuole farlo proprio ora, proprio lì. Perciò anche se il tema del tuo status è la guerra nel mondo, e il 70% dei tuoi contatti si è prodigato a lasciare commenti pertinenti, lui commenterà chiedendoti quando passi per il suo paesino o ti posterà la foto del suo cane al mare.

Lo spammer: è l’incarnazione dell’ansia da prestazione, incapace di capire fino a che punto può arrivare prima di diventare molesto. Per lui ogni occasione è buona per pubblicare il suo evento, la sua fan page, il suo shop online. Tu stai promuovendo la serata “Sarde&trippa” e lui si insinua pubblicando il link del suo negozio di unghie finte per cani; persino il giorno del tuo compleanno invece di farti gli auguri pubblica sulla tua bacheca il link della sua pagina invitandoti a cliccare (a volte si ricorda di scriverti “auguri eh!”, meglio se tra parentesi).

Il polemico: quando leggi il suo nome cominciano a sudarti le mani perché sai che avrà sicuramente qualcosa da ridire su qualsiasi cosa tu abbia scritto. Se ti è piaciuto l’ultimo film di Spike Jonze come minimo dovresti vergognarti (perché non si sa, comunque lui ne è certo), se hai mangiato una pasta alla Norma deliziosa ti meriti un commento acido sul fatto che a nessuno gliene frega niente di quello che mangi, se ascolti The XX sei sicuramente un modaiolo sinistroide anche se non hai mai parlato di politica e hai semplicemente pubblicato un video. Sogni di bannarlo, ma alla fine lo tieni lì, come fa la tv italiana con Sgarbi.

Il provolone: lavora soprattutto con i LIKE. A lui piace tutto, una citazione sgrammaticata, un commento razzista, la richiesta di un idraulico a buon mercato, l’importante è che l’autrice sia una figa. La sua strategia è involuta, banale e a volte un po’ patetica, ma immediatamente individuabile.

Il pescivendolo intellettuale: sottolinea sempre che i social media sono il frivolo regno della superficialità e che invece dovrebbero essere usati solo per passare messaggi importanti. Questa sua (finta) convinzione lo porta ad appesantire qualsiasi conversazione: cerca di dare un taglio scientifico ai buoni propositi dietetici del lunedì con dati statistici, tabelle nutrizionali e apologie contro il consumo dei grassi animali; cita Freud e la psicanalisi per commentare lo status in cui tu espliciti la tua voglia di trombarti Ryan Gosling; ti snocciola tutti i dati relativi alla situazione alimentare mondiale se scrivi che odi il risotto con i funghi.

Il moralizzatore: contro tutto quello che piace alla massa, sempre pronto a sminuire e criticare successi di qualsiasi tipo, soprattutto dal punto di vista etico. Se la sfilata di Valentino piace a tutti per l’entrata in scena di Wilson e Stiller, lui deve sottolineare che è solo una becera operazione di marketing, se una band dona il ricavato del suo tour a qualche associazione benefica, secondo lui c’è sicuramente un secondo fine e poi “è facile per loro che sono ricchi”; se fai dell’ironia sul culone enorme di Kim Kardashian secondo lui istighi chi legge all’anoressia. Uno spaccapalle travestito da santone.

Scrivendo mi sono resa conto che potrei andare avanti all’infinito, ma il quadro mi sembra già abbastanza dettagliato. Direi quindi che posso anche fermarmi qui senza citare le categorie degli egoriferiti, degli autocelebrativi, degli integralisti, degli stalker, ecc.

Se siete arrivati fin qui e avete perso il tempo necessario per leggere tutto, significa che nel frattempo sulla vostra bacheca si saranno scatenati. Non fateli aspettare.

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L’abito non fa il monaco, l’età (a volte) sì

On 21, Jan 2015 | No Comments | In Fashion, What's up | By simona

Quest’anno per me è un anno difficile. Per una che si sente ancora un’adolescente in fase di sviluppo, è dura accettare di aver raggiunto quell’età che da piccola nemmeno concepiva.
Da ragazzina non arrivavo ad immaginarmi a 30 anni, figuriamoci a 40! I 25 sono stati la mia massima proiezione di giovinetta: “Quando avrò 25 anni…”.
Quindi ora è crisi. Non è solo la questione delle rughe, della decadenza fisica alle porte, dei risultati non raggiunti, delle frustrazioni e del disorientamento anagrafico, adesso entra in gioco anche lo spauracchio dell’inadeguatezza.
Ho sempre ridicolizzato le Donne che si vestono da ragazzine, le Trentenni che si comportano da liceali, le Quarantenni in ansia da prestazione. C’è veramente il pericolo che anch’io mi trasformi in quello che ho sempre denigrato? Credo che il mio spirito critico e il mio buon senso contribuiranno a tenermi lontana dai pericoli, ma in un anno così critico tutto può succedere.

Per aiutarmi ad evitare che questo incubo si trasformi in realtà, affronterò il tema caldo dei capi pericolosi che possono trasformare una donna in una tristissima wannabe teen ager (a volte ai limiti della volgarità). Ci sono outfit che possono essere deliziosamente perfetti, ironici, sexy addosso alla persona giusta, ma che in un attimo possono trasformare una donna in tutto quello che non vorrebbe mai essere. Non dipende dall’età, ma è piuttosto questione di gusto? Spesso è così, ma dobbiamo farcene una ragione: certe cose richiedono freschezza per essere valorizzate…l’ironia ed un fisico ben tenuto non sono sempre sufficienti.
Eccoci dunque di fronte ad outfit indossati a tutte le età e dalle persone/personalità più diverse: va sempre tutto bene?
(Leggete che serve anche a voi, lettrici vecchiette)

-La scollatura con seno PRESENTE.
Specifico la tipologia di seno, per sottolineare che la questione non mi riguarda e non mi ha mai riguardato.
Come non notare che in età matura la scollatura generosa che mette in mostra un seno importante rischia di far prevalere il ridicolo sulla sensualità? Quelle strizzate di tettone mature possono essere molto controproducenti anche per le signore potenzialmente più affascinanti.
40_tette

-La pancia scoperta.
Lo sapete sì che è meglio un pancino morbido e imperfetto (NDR non è il caso della bellina in foto) di una giovanissima, rispetto al pancino secco, ma decisamente poco fresco, di una fisicatissima signora?
40_pancia

-I pantaloni di pelle.
Possono regalare a chi li porta nel modo giusto un look sexy e deciso da capogiro, ma complice l’età avanzata e uno stile non propriamente discreto, possono trasformarsi in tutt’altro. Molto pericolosi, credete a me.
40_pelle

-L’animalier.
Esiste qualcosa di più pericoloso dell’animalier? Qui il terreno è minato ad ogni età, ma quando è indossato nel modo giusto può essere irresistibile. Al contrario se indossato dalle persone sbagliate è la sintesi massima del peggio del peggio. Non perdona.
40_maculato

-Gli shorts.
Questo è un capo su cui per me non si transige. Gli shorts sono per le giovanissime. Le altre solo in spiaggia.
Se proprio devono.
40_shorts

-Gli outfit appariscenti.
Che siano ironici, estrosi o semplicemente appariscenti, stanno bene proprio a tutte?
Durante le fashion week forse sì, ma quando tornate a casa fateci un pensierino.
40_estrosi

-Il turbante.
Vi state chiedendo perché ho dedicato uno spazio ad un accessorio come il turbante?
Solo perché volevo mettere una foto della Moira nazionale.
40_turbante

Detto questo, con il mio cappotto maculato, il mio cappello a falda larga e con le mie scarpe con suola carro armato sono certa che manterrò intatta la mia dignità 😉

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08

Nov
2014

One Comment

In What's up

By simona

Auguri a The Simonalist: il blog che invecchia con me!

On 08, Nov 2014 | One Comment | In What's up | By simona

foto (8)
È il secondo compleanno di questo blog pigro e inaffidabile.
In due anni posso dire che inaspettatamente si è dimostrato un vero e proprio diario virtuale, non tanto nei contenuti, grazie al cielo, quanto nello sviluppo e nell’evoluzione.
Nato come regalo da amici che credevano nelle mie capacità di scrittura demenziale, nel tempo ha perso la maggior parte dei suoi originari sostenitori, per lasciare spazio a nuovi affezionati lettori. Chi mi ha tirato dentro quest’avventura virtuale probabilmente non legge un mio post da due anni, ma continua comunque a dirmi che vado forte.
Un po’ come nella mia vita vera: chi mi elogia di più spesso non sa nemmeno cosa so fare veramente. Il che non è un male, ben venga chi crede in te sulla fiducia: è sicuramente più difficile deluderlo.

Mi scuso per la scarsa frequenza dei miei ultimi post, ma se questo blog è una sorta di diario, come tale segue i ritmi della mia vita, attualmente abbastanza irregolari.
Più la mia vita è stimolante, più sono ispirata, più scrivo: è evidente che in questo periodo l’ansia da sopravvivenza ha preso il sopravvento sugli orrori del fashion system, l’accurata selezione degli uomini più ormonalmente influenti e i fenomeni di costume più agghiaccianti del pianeta.
Ma non temete: gli anni dispari sono amici della creatività e degli scorpioni e il 2015 è alle porte.

Nel frattempo vi prego di non rovinare tutto il lavoro fatto finora lasciandovi irretire da cattivi maestri: anche se non ve lo ricordo ogni settimana non dimenticate che gli shorts si mettono se le gambe sono belle, Cristiano Ronaldo rimane un tamarro, l’abuso di selfie fa diventare ciechi.

Grazie a tutti i lettori e a tutti i sostenitori non lettori.
A prestissimo con delle boiate fresche fresche.

P.S.
Adesso che mi ricordo questo blog quando è nato doveva avere uno sponsor, ma probabilmente si è reso conto di preferire la Ferragni ☺

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La Biennale d’Architettura per principianti

On 09, Jun 2014 | No Comments | In Lifestyle, What's up | By simona

ITALY-CULTURE-ARCHITECTURE-VENICE-BIENNALE
Sono appena terminati i due giorni di vernice della Biennale d’Architettura, ma non è troppo tardi per saperne di più su come affrontare padiglioni, installazioni e aperitivi con dignità.
Se da bravi cialtroni inconsapevoli vi ritroverete persi tra i Giardini e l’Arsenale, circondati da espertoni d’arte e architettura, barboni stilosi, signore abbronzate con gioielli rumorosi e i soliti immancabili neoesistenzialisti da grande evento, seguite queste indicazioni e ne uscirete vincenti:

1.
Se vi chiedono cosa ne pensate di REM non rispondete con quel piglio sicuro da saputelli canticchiando Losing My Religion. Vi stanno interrogando su Mr Koolhaas (il direttore, ndr) non sulle hit di Michael Stipe.

2.
Se trovate un water in mezzo alla stanza, non si tratta di una toilet alternativa per persone disinibite, ma è parte dell’esposizione del padiglione centrale.

3.
Ricordatevi che come per la Biennale d’Arte vale il solito discorso: scegliete un’installazione incomprensibile a caso e rimanete a fissarla interessati per almeno una decina di minuti.

4.
Se vi imbattete in due signori giapponesi che preparano il tè chiusi in un cubo di vetro anche se sono le cinque evitate di entrare spavaldi chiedendo sei tè per tutti i vostri amici: non è un catering artistico, sono Hiroshi Sugimoto e il maestro del tè So’oku Sen all’interno dell’installazione “The Glass tea House Mondrian.

5.
Per finire, ricordatevi che se vi chiedono se preferite la Russia o la Germania, non vi stanno chiedendo il Totomondiale, ma un’opinione sui padiglioni che avete appena visitato.

Che il sacro fuoco dell’architettura sia sempre con voi.
Andate in pace.

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Color carne tremula

On 18, Mar 2014 | No Comments | In Fashion, What's up | By simona

Un paio di settimane fa sono andata a Londra per qualche giorno. Era il mio regalo di Natale: niente di meglio che un regalo con godimento differito.
Londra è sempre bella, sempre diversa (soprattutto dopo un’assenza di quasi 5 anni), caotica, impegnativa e piena di cose che ti fanno dire “magari fosse così anche da noi”. Ogni volta è sempre la stessa storia: la mia esterofilia prende il sopravvento ed il mio attaccamento al Belpaese scompare non appena sposto l’orologio indietro di un’ora.

Io amo le donne inglesi. Parlando per stereotipi, mi piace il loro incarnato lunare, le labbra rosso fuoco, i capelli quasi sempre grossi e lisci (cos’è? Un dna trico-friendly?).
Una delle caratteristiche sempreverdi delle signore della perfida albione è sempre stato l’odio immotivato nei confronti dei collant. Molto prima delle fashion victim, delle fashion blogger, delle fashion sticazzi, le donne inglesi hanno deciso, senza una ragione apparente, di affrontare inverni rigidi e temperature polari a gambe completamente nude. Gambe maculate e circolazione a ramengo, pelle d’oca costante, unghie blu non per lo smalto che spuntano da vestitini svolazzanti e open toe (magari con tacco 15), sono sempre state il tratto distintivo delle inglesine doc in libera uscita.
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Io che porto calze 300 denari e scarpe chiuse fino a luglio le ho sempre guardate con curiosità e una certa invidia per la resistenza fisica, ma non ho mai capito fino in fondo il perché di questa sofferenza immotivata.
Quando le gambe in questione sono assolutamente perfette nella forma e nell’incarnato posso capire tutto questo entusiasmo nel mostrarle, ma non mi pare che questo sia il caso più frequente. Pure Kate Moss, splendida 40enne, sempre più spesso mi fa pensare: “Kate, il collant è tuo amico, non denigrarlo”, figuriamoci ragazze normodotate.
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Comunque sia, durante la mia ultima gita londinese ho avuto la percezione che questo fenomeno fosse lievemente rientrato: splendide giornate di sole (sì, a Londra) e un sacco di collant neri. Era più facile vedere le gambe nude di turisti sessantenni in bermuda ascellari, piuttosto che di signorine inglesi superfighe.
Alcuni mi hanno detto: aspetta il weekend. E io ho aspettato.
Ed ecco che finalmente ho cominciato a vedere gambe nude. Pochi sandali, ma molte gambe nude.
Ah no. Non erano gambe nude. Si spacciavano per tali, ma non lo erano. Tentavano di ingannare gli occhi più esperti, grazie al colore naturale, ma non vi era ombra di peli dritti o arrossamenti da brezzolina serale.

Erano collant color carne. Un pullulare di collant color carne, che sarebbero riusciti ad ingannare pure me, se non fossi la curiosa rompiballe che sono.
Femmine di hipster con shorts e vestitini da casa nella prateria 2.0 e donne in carriera con tubini neri e tacchi a spillo, tutte con le calze color carne. A Spitafields, Brick Lane, Dalston, ovunque.
Il galateo matrimoniale che prevede la calza qualunque sia la stagione in cui avviene la cerimonia ha forse contagiato anche lo streetstyle londinese? Improbabile, direte voi. E lo direi pure io se non l’avessi visto con i miei occhi.
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Vostro Onore, lo giuro: il marzo londinese ha visto una schiacciante vittoria del collant sulla gamba nuda. Il luccichio della filanca ha vinto sui segni della ceretta, il comfort ha vinto sulla sofferenza ad ogni costo.

Le calze color carne hanno vissuto il loro momento di gloria anche fossero gli unici cinque giorni in tutto l’anno.