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Lifestyle

01

Sep
2014

No Comments

In Lifestyle

By simona

La ragazza del dj

On 01, Sep 2014 | No Comments | In Lifestyle | By simona

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Sembra il titolo di un romanzo per adolescenti, lo so. In realtà è un escamotage per affrontare un argomento che mi sta molto a cuore, probabilmente perché mi tocca da vicino: la maledizione dell’accompagnatrice gonfiabile.
Affronterò questo argomento da un punto di vista vergognosamente autobiografico, con la certezza che sia comune a molte altre donne.
Io sono una persona piuttosto attiva, coltivo svariati interessi, sono dotata di un’intelligenza media e di un’inaspettata autonomia di pensiero, nonostante sia una donna. Mi rendo conto che tutto questo può risultare assurdo, ma è proprio così: sono una donna con degli interessi che sono nati autonomamente, senza l’influenza del mio partner.
Ho una cultura musicale perché nella vita ho ascoltato molta musica, mi sono costruita i miei gusti e le mie preferenze, sono in grado di affrontare a testa alta una conversazione che verta su questo argomento e, sorprendentemente, tutto ciò a prescindere dal mio fidanzato.
Partecipo attivamente all’organizzazione di eventi, progetti, serate e la mia presenza è legata ad un ruolo che non è solo quello dell’accompagnatrice del dj: è difficile da credere, ma giuro che è così. Sono davvero in grado di avere un ruolo autonomo e a volte anche fondamentale nonostante non sia in prima linea.
È successo addirittura che abbia dato una mano a scegliere dei pezzi musicali per una serata…ma mi rendo conto che sarà difficile che mi crediate.
A casa mia sono in grado di scegliere la musica da ascoltare e, udite udite, anche i film da vedere. E la cosa più strana è che riesco anche ad andare oltre a Sex and the City.
Non salgo in consolle con il cocktail in mano, muovendo i miei fianchi gommosi accanto al mio uomo, ma capita che sia altrove ad occuparmi di questioni un po’ più noiose: magari stare all’ingresso del locale a vendere biglietti o semplicemente fare quella cosa che se la fa un uomo si chiama “pubbliche relazioni”, se la fa una donna invece si trasforma in “chiacchiere da bar”.
Insomma nonostante sia contro natura io non sono solamente la ragazza del dj, ma riesco ad avere un ruolo indipendente e temo che ci siano tanti altri casi come il mio.
Spero che quanto scritto possa aiutarvi a riconoscere questi fenomeni quando avrete l’occasione di incontrarli e ad evitare i soliti commenti, tipo: “ Che fortunata che sei: ascolterai sempre bella musica con un dj in casa”.
Amen.

La Biennale d’Architettura per principianti

On 09, Jun 2014 | No Comments | In Lifestyle, What's up | By simona

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Sono appena terminati i due giorni di vernice della Biennale d’Architettura, ma non è troppo tardi per saperne di più su come affrontare padiglioni, installazioni e aperitivi con dignità.
Se da bravi cialtroni inconsapevoli vi ritroverete persi tra i Giardini e l’Arsenale, circondati da espertoni d’arte e architettura, barboni stilosi, signore abbronzate con gioielli rumorosi e i soliti immancabili neoesistenzialisti da grande evento, seguite queste indicazioni e ne uscirete vincenti:

1.
Se vi chiedono cosa ne pensate di REM non rispondete con quel piglio sicuro da saputelli canticchiando Losing My Religion. Vi stanno interrogando su Mr Koolhaas (il direttore, ndr) non sulle hit di Michael Stipe.

2.
Se trovate un water in mezzo alla stanza, non si tratta di una toilet alternativa per persone disinibite, ma è parte dell’esposizione del padiglione centrale.

3.
Ricordatevi che come per la Biennale d’Arte vale il solito discorso: scegliete un’installazione incomprensibile a caso e rimanete a fissarla interessati per almeno una decina di minuti.

4.
Se vi imbattete in due signori giapponesi che preparano il tè chiusi in un cubo di vetro anche se sono le cinque evitate di entrare spavaldi chiedendo sei tè per tutti i vostri amici: non è un catering artistico, sono Hiroshi Sugimoto e il maestro del tè So’oku Sen all’interno dell’installazione “The Glass tea House Mondrian.

5.
Per finire, ricordatevi che se vi chiedono se preferite la Russia o la Germania, non vi stanno chiedendo il Totomondiale, ma un’opinione sui padiglioni che avete appena visitato.

Che il sacro fuoco dell’architettura sia sempre con voi.
Andate in pace.

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Mi scatterò una foto: fenomenologia dell’autoscatto compulsivo

On 06, May 2014 | 3 Comments | In Lifestyle, Trends | By simona

Ho pensato molte volte di scrivere qualcosa sull’abuso dell’autoscatto, piaga sociale che avvelena le bacheche dei social network negli ultimi anni, ma non me la sono mai sentita.
Parlare di un fenomeno così diffuso che ha contagiato amici, conoscenti, estranei e animali è come camminare su un campo minato.
E’ tutta colpa di James Franco se sto scrivendo di selfie, è colpa sua se mi sono decisa a sprecare il mio e il vostro tempo per questo argomento inutile e anche un po’ passé.
Da quando questa malattia incurabile ha contagiato anche lui, rendendolo il re del selfie autocompiaciuto, ho capito che potevo parlarne liberamente. Anche gli dei sono in caduta libera, perciò non c’è più pericolo di apparire sacrileghi.

Io non ce l’ho con l’autoscatto: non è una pratica nuova, è uno dei tanti modi in cui diamo spazio alla nostra vanità, cerchiamo delle conferme sul nostro aspetto o immortaliamo un momento che per qualche motivo riteniamo significativo (es. incontriamo Jude Law al supermercato).Gli autoscatti, anche quando non vengono condivisi, fungono da specchio virtuale per il nostro ego affamato di conferme. E’ umano, non c’è nulla di patologico.
La patologia subentra con l’abuso di questa pratica. Non è patologico farsi un autoscatto, lo è invadere la rete di autoscatti. Non è patologico farsi un autoscatto per ricordare una serata con un’amica, lo è farsene 50 davanti allo specchio con la bocca a culo.
Il fantasmagorico mondo di selfielandia è popolato da patiti di fitness e di tartarughe scolpite da esibire, neo mamme truccate da Platinette che si ritraggono con la loro creaturina inconsapevole, quasi mamme che immortalano (e condividono) ogni cm in più della loro pancia e nuove categorie patologiche che nascono giorno dopo giorno, selfie dopo selfie.

Detto ciò, abbiamo a che fare con fenomeni peggiori, perciò ce ne siamo fatti tutti una ragione e conviviamo con selfie, duckface, belfie e compagnia bella con serenità.
Non posso però esimermi dal sottoporvi un piccolissimo elenco delle più comuni casistiche di selfie addicted:

-Quelli/e che “ Oh mio dio! Lo specchio riflette la nostra immagine! Dobbiamo immortalare questo momento!” (e davanti allo specchio si riscoprono novelli Newton)
-Quelli/e che “Fosse per me non mi farei tutte queste foto, ma il mio gattino è così bello!” (leggi: espressioni sexy con animale domestico che cercano di far passare come il vero soggetto della foto)
-Quelli/e che “Questo weekend ho proprio esagerato! Che pancia!” (leggi: foto in costume da bagno con addominale scolpito)
-Quelli/e che “Faccio la duckface per prendere in giro quelli che fanno la duckface” (leggi: autoscatto con bocca a culo di gallina in cui si piacciono tantissimo)
-Quelli/e che “Ma dove vado con queste occhiaie e questi capelli? (leggi: incarnato perfetto, sguardo languido e capelli da copertina)
-Quelli/e che “Che stanchezza” (leggi: foto sexy dall’alto sul letto)
-Quelli/e che “No filter” (leggi: foto controluce di mezzo profilo, dove stenti a riconoscere il soggetto. Così sono brava anch’io)
-Quelli/e che “Buonanotte” (leggi: foto in cui fingono di dormire)
-Quelli/e che “Sono autoironico e anche un po’ ribelle” (leggi: foto con linguacce e simili in cui il livello di ironia generalmente è sotto il tacco 12)

-James Franco
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Fonte: Instagram

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11

Feb
2014

6 Comments

In Lifestyle

By simona

San Valentino: sconsigli d’uso

On 11, Feb 2014 | 6 Comments | In Lifestyle | By simona

Le scarpe per averlo ai tuoi piedi.
Tre outfit perfetti per una cena romantica.
Prendilo per la gola con il menu tutto rosso.
Cinque ristoranti per innamorarsi di nuovo.
I sei film per una maratona d’amore.
I quattro libri che gli ruberanno il cuore.
Dieci idee originali per stupirla.

Ma vi rendete conto che stanno cercando di vendervi i tubini che nessuno ha ancora comprato e le scarpe magiche che trasformano i vostri piedi in maxi visciche pulsanti?
Sapete che quei ristoranti dell’amore vi propongono menu che farebbero scappare pure la vostra doggy bag e quei film sono interpretati da attori scartati ai provini dei Vanzina?
Come fate a non capire che quella biancheria intima rosso fuoco con pizzi sintetici e cuoricini paillettati non sarebbe in grado di sedurre nemmeno un tronista mechato?
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Non c’è nulla di meno romantico che cenare con un buono Groupon nel ristorante indiano gestito da cinesi o partecipare ad un giro in tandem per la città in compagnia di altre dieci coppiette. Stento a credere che possiate pensarla diversamente.
Prendo atto che per molti San Valentino abbia ancora un significato romantico e venga vissuto come un’occasione per celebrare il proprio amore, ma com’è possibile che questa celebrazione avvenga citando frasi celebri via sms o regalando catenine con mezzi cuori da unire tipo Shazzan??
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Eppure…ogni anno qualcuno ci casca.
E’ evidente che se il web pullula di offerte e proposte di questo tipo, il target non manca, ma io non riesco a non immaginare che cosa ne sarebbe di me e della mia vita di coppia se per una volta mi piegassi al Santo dei cioccolatini a forma di cuore.

Mi immagino con il mio dozzinale vestitino sexy, le mie scarpe seducenti, la mia lingerie a cuori acquistata seguendo i consigli espertissimi di webzine e riviste glamour, seduta al tavolo di un ristorante semivuoto con un convenientissimo menu afrodisiaco. E di fronte a me il mio lui, ben pettinato e vestito a festa. Penso al brindisi con lo spumante offerto dalla casa e allo scambio di regali: cuori da unire, lucchetti preziosi, teneri peluche, rose comprate dal fido pakistano. E immagino il ritorno a casa e la maratona di film romantici, bevendo la tisana dell’amore.

Poi all’improvviso apro gli occhi, ritorno alla realtà e provo un sollievo enorme pensando a serate passate a vedere tutte le serie di Twin Peaks, ad ascoltare musica improbabile, a mangiare pizza con scamorza e salamino piccante, a bere birra dalla bottiglia e gin tonic digestivi.
E mi rendo conto che l’unico contributo che posso dare io al vostro San Valentino sarà trattenermi dal denigrare le vostre velleità romantiche.

Happy Valentine’s Day!
piper_gin_tonic

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23

Dec
2013

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In Lifestyle

By simona

Le 5 regole per superare indenni il pranzo di Natale

On 23, Dec 2013 | One Comment | In Lifestyle | By simona

The Dead - Gente di Dublino

1. Se avete sufficiente controllo del vostro corpo e delle sue reazioni, cercate di procurarvi un calo di voce. Vero o finto che sia, vi permetterà di rispondere solo con cenni del capo o con flebili sì o no, pienamente giustificati da tutto il parentado, che per pietà si tratterrà dal rivolgervi troppe domande.

2. Cercate di non bere troppo alcool. Lo so che è il metodo più facile per essere abbastanza annebbiati da non sentire i discorsi noiosissimi di vostra cugina di 8° grado mentre descrive per filo e per segno la toelettatura del suo barboncino, ma il rischio è che siate costretti a rinunciare all’aperitivo liberatorio con gli amici e che passiate la serata in bagno.

3. Scegliete attentamente dove sedervi. Accomodarvi tra la pro zia austriaca di 105 anni e la sedia riservata al gatto Michele potrebbe essere una scelta intelligente per evitare conversazioni obbligate.

4. Siate esageratamente servizievoli continuando a riempire i piatti degli altri commensali (soprattutto quello dello zio camionista a capotavola): la vostra insistente gentilezza spiazzerà la tavolata e vi eviterà l’obbligo del bis/tris per ogni portata perché sarà già tutto nei piatti altrui.

5. Se siete single impenitenti, non avete più 20 anni e volete evitare le solite domande sulla vostra vita privata, fingete una crisi mistica o un’improvvisa vocazione a giustificazione della mancanza di una relazione stabile da quando stavate con la fidanzatina delle medie (quella con la forfora, sì) o con il compagno delle superiori (quello che abusava del Topexan). Farete felice la nonna che vi immaginerà già come Papa Francesco e darete soddisfazione a vostra zia Pina che l’aveva sempre detto che da piccolo eravate il chierichetto più bravo. Per quanto riguarda i vostri genitori, anticlericali dalla nascita, cercate di non incrociarne lo sguardo e approfittate della loro momentanea afasia da shock per congedarvi con discrezione.

Sono certa che in questo modo le cinque ore passate a tavola saranno molto più digeribili (certamente più del pasticcio di strutto della cugina di vostra madre).